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Da "Tempo Medico " del 18/03/2003
Di Donatella Gambini
La riscossa dei prematuri. I neonati di basso peso possono avere deficit cognitivi, ma spesso riescono a recuperarli
 

Il sistema nervoso dei bambini nati prematuri pu˛ fare grandi cose, come recuperare gradualmente, ma in modo continuo, i deficit di tipo cognitivo che spesso essi presentano nell'infanzia. Un recente studio americano ha infatti mostrato un costante miglioramento del quoziente intellettivo in molti di questi piccoli nell'arco della prima decade di vita.

"Con un'eccezione" precisa Laura Ment, pediatra presso la Yale University School of Medicine di New Haven, nel Connecticut. "I gravi prematuri con deficit che dipendono da un'emorragia intraventricolare mostrano al contrario un costante declino delle capacitÓ cognitive".

La prematuritÓ pu˛ causare gravi disabilitÓ, soprattutto nei primi anni di vita, fino nel 50 per cento dei casi.

"Nel corso dell'ultimo decennio tuttavia la percentuale di complicanze neurologiche della nascita prematura sembra essersi stabilizzata intorno al 15-20 per cento" commenta Glen Aylward, pediatra dell'UniversitÓ dell'Illinois e autore di un editoriale di commento. "Tuttavia anche in assenza delle disabilitÓ pi¨ gravi, come il ritardo mentale, le paralisi infantili, l'epilessia, la cecitÓ o la sorditÓ, si riportano, con una frequenza che arriva al 70 per cento, danni pi¨ sottili, come difficoltÓ di apprendimento, specifici deficit neuropsicologici, condizioni complesse quali il deficit da disturbo dell'attenzione e iperattivitÓ o alterazioni comportamentali".

In conseguenza di ci˛ si stima che almeno un quinto dei bimbi nati gravemente sotto peso sviluppa qualche deficit cognitivo entro gli otto anni, che pi¨ della metÓ ha necessitÓ di un sostegno scolastico e che il 15 per cento viene bocciato almeno una volta alla scuola elementare.

"Il confronto tra questi numeri e quelli disponibili per le fasce di etÓ superiori ha fatto per˛ ipotizzare la possibilitÓ di un discreto recupero nel lungo periodo" commentano gli autori dello studio. "Due terzi dei gravi prematuri infatti non sembrerebbero avere bisogno di alcun supporto scolastico tra i 14 e i 15 anni, almeno tre quarti ottengono un diploma di scuola superiore e quasi la metÓ si iscrive all'universitÓ".

Da qui l'idea di seguire passo passo 300 piccoli nati tra il 1989 e il 1992 con un peso corporeo compreso tra 600 e 1.250 grammi, e di valutare le loro abilitÓ cognitive a tre, quattro e mezzo, sei e otto anni di etÓ corretta (vale a dire all'etÓ che ciascuno avrebbe avuto se fosse nato a termine). I test utilizzati hanno esplorato ad ampio raggio le prestazioni intellettive dei bimbi, evitando prove che comportassero risposte motorie, in modo da non creare interdipendenza tra le funzioni strettamente cognitive e le funzioni motorie, che in alcuni nati pretermine risultano anch'esse compromesse. I risultati hanno confermato l'ipotesi di un recupero cognitivo.

Il confronto tra i punteggi ottenuti a tre e a otto anni ha mostrato un miglioramento in pi¨ della metÓ dei bambini. E' pur vero che i fattori ambientali hanno mostrato di rivestire molta importanza, dal momento che il grado di istruzione delle madri o il fatto di vivere con entrambi i genitori piuttosto che con uno solo sono risultati entrambi associati a punteggi pi¨ alti ai test.

Quest'ultimo punto offre parecchi spunti di utilitÓ non solo clinica ma anche sociale.

"Abbiamo riscontrato che l'influenza favorevole del sostegno educativo potrebbe essere amplificata dall'offerta di servizi pi¨ adeguati: per esempio fornendo speciali aiuti ai figli di donne con un pi¨ basso grado di istruzione" sottolineano i ricercatori."Gli effetti esercitati sulla societÓ dalle complicanze della prematuritÓ grave sono infatti notevoli, e un miglioramento del quoziente intellettivo e delle capacitÓ cognitive di un bambino potrebbe avere importanti risvolti sull'ambiente in cui vive e quindi sulla sua integrazione sociale".

Non tutti gli studi di questo tipo effettuati fino a oggi hanno sortito lo stesso esito, anche se le differenze potrebbero in parte spiegarsi con un diverso approccio nel reclutare i pazienti (in uno degli studi pi¨ recenti, per esempio, sono stati esclusi i bambini con gravi deficit neuropsichici e quelli ospitati in istituti per l'infanzia). In contrasto con quanto dimostrato dagli studiosi di New Haven, altri hanno infatti osservato nel passaggio dai 4 ai 6 anni di vita di bambini nati gravemente prematuri un peggioramento delle funzioni cognitive del 20-25 per cento. Anche in questo caso, comunque, i fattori ambientali si sono dimostrati fondamentali. Gli stessi progressi della medicina neonatale, come l'uso di farmaci che compensano le principali alterazioni dovute alla immaturitÓ (ne Ŕ un esempio il surfattante per la funzione polmonare dei bambini nati prima della trentaquattresima settimana di gestazione), contribuiscono a migliorare la prognosi dei piccoli pretermine, e possono in parte giustificare gli esiti pi¨ favorevoli riscontrati negli studi pi¨ recenti rispetto a quelli condotti parecchi anni fa".

Tempo Medico n. 762

Fonte: JAMA 2003; 289: 705 e 752 (e-mail: laura.ment@yale.edu)

 

 

 



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